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Micorizzazione

Per ottenere delle piantine micorizate è necessario disporre di un ambiente controllato dove si creano condizioni il più possibile simili a quelle che in natura consentono una simbiosi micorizica. Devono essere eliminati tutti i fattori di disturbo, fra cui la presenza di altri funghi micorizici che potrebbero competere con il tartufo e compromettere la produzione delle piantine. Il processo avviene in serra, in condizioni controllate è opportuno fare dei controlli periodici per controllare gli apparati radicali in modo da eliminare immediatamente l’eventuale materiale infettato da altri funghi.

Inoculazione sporale

Mannozzi Torini fu l’ideatore, circa 40 anni fa, di questo metodo che è il più antico e diffuso, migliorato nel corso degli anni da vari altri ricercatori. Si spappolano i corpi fruttiferi maturi sporcando con questa poltiglia gli apparati radicali di giovani piantine. Queste pianti  ne devono essere allevate in vasetti, in condizioni di sterilità. Le spore contenute nel tartufo spappolato germinando infettando le radici delle piante. Il processo di infezione micorrizia dura per alcuni mesi, generalmente 6/7 mesi. L’applicazione di questo metodo come si può intuire è abbastanza semplice ma devono essere osservate alcune norme precauzionali. Innanzitutto i tartufi impiegati devono essere integri e sani in modo da poter identificare con certezza la specie prescelta e quindi inoculare solo tale tartufo. Occorre sterilizzare il terreno a vapore a 80-100° C per 2/4 ore. Questo metodo è particolarmente idoneo per la sintesi micorrizica di semenzali o talee autoradicate con Tuber melanosporum, Tuber borchii,Tuber aestivum.

Il metodo dell’inoculazione sporale non si presta alla micorrizazione di piantine con Tuber magnatum in quanto le spore di questo tartufo germinano con difficoltà e irregolarità.